Archivi del mese: gennaio 2013

IL PROFUMO DELLA NOSTALGIA

Mentre finisco di riordinare, trovando la giusta collocazione a oggetti e stoviglie rimaste in giro, mi accorgo di sorridere.
Mi sembra di sentire le voci di tante persone che, negli anni, entrando nella mia vita e nella mia casa mi hanno salutata con calore. Rivivo abbracci, a volte anche troppo “stringenti”, di persone volate via e ormai lontane da  tanto tempo.
Sorrido e ascolto, ora non odo soltanto le loro voci festose, ma anche quello che i loro silenzi hanno nascosto: paure, dubbi, solitudine e dolore.
Non sorrido più, mi siedo e trattengo una lacrima. So cosa viene a dirmi e non voglio ascoltarla. Ripete che le persone a cui sto pensando sono volate in un tempo che non mi appartiene e nel quale possono comprendere i limiti umani.
Quella lacrima si asciuga, ma chiama altre sorelle che hanno nomi e volti di persone amate e mai comprese; per esse oggi respiro il profumo agrodolce della nostalgia.

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PERCHE’ ESSERE?

Il tempo passa veloce e sul suo treno i giorni svaniscono come fuochi fatui nella notte.
La buon’anima si chiedeva: “Essere o non essere?”, io invece mi chiedo: “Perché essere?”
Essere per apparire?
Essere per guadagnare?
Essere per valere?
Essere per comandare?
Essere per imparare e conoscere?
Essere per soffrire?
Essere per amare?
L’apparenza di cosa è fatta? Di begli abiti? Di gioielli? Di estetica?
Guadagnare per avere che? E per lasciarlo a chi? Forse a persone che ricevendo più di quello che meritano non impareranno mai a vivere? Oh! Con i soldi ci si può curare, si può stare in una casa comoda, si fa bella figura con gli amici che magari ci invidieranno un po’. Ma poi?
Valere va bene, ma perché? Per farci vedere grandi davanti ai figli, agli amici e a chi ci sta vicino? Chi vale suscita gelosie e invidia, attira la critica e la maldicenza e, se non pensa a valere per le cose che contano, il suo valore è come la crusca.
Comandare a chi? Cosa comandare? Perché comandare?
I capi hanno seguaci, ma suscitano odio negli avversari. Allora perché il potere è tanto ambito e tenuto stretto anche con le armi?
Essere per imparare e conoscere mi piace, ma chi arriva a cento anni ed ha studiato tanto per apprendere, lascerà un bagaglio che si disperderà. Forse sarà consultato nel tempo su qualche testo, forse, forse, forse…..
Essere per soffrire?
Eh si! Questa è una certezza! Potremmo farne benissimo a meno, ma è un fardello, la sofferenza, di cui nessuno vorrà mai privarci per portarlo poi sulle sue spalle. La sofferenza ci rende santi? Non credo, quando si soffre, ci si raccomanda a Dio, ma pochi sono quelli che accettano dolori e perdite.
Essere per amare? Questo si! Mi piace! Ma amare chi? Perché l’amore eterno è solo nei romanzi? E perché l’amore dei genitori per i figli causa tante sofferenze?
Ma l’amore è il respiro della vita, vale davvero la pena di…. essere…per amare!!!!

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LEGGERE E POI SCRIVERE

Oggi vado a scuola col batticuore. La maestra, Suor M. Teofila, ha promesso che regalerà un libro alla bambina che reciterà meglio la poesia: San Martino. Sono due giorni che la ripeto continuamente, mi addormento con: “piovigginando sale” e mi sveglio: “tra il ribollir dei tini”. Sono felice, la so benissimo e spero che la timidezza non mi impedisca, come al solito, di recitarla correttamente.
Sono in classe ora, la Maestra mi sta chiamando:
“Diana, alla lavagna.”
Mentre le obbedisco sento le gambe insicure e i piedi che mi si incrociano, facendomi rischiare una poco gloriosa caduta in mezzo alle compagne, pronte al risolino canzonatorio di fronte alla mia debolezza.
La maestra m’invita a iniziare e io, dopo essermi raschiata la gola, chiusi gli occhi per non essere distratta da niente, penso a casa mia, al periodo della vendemmia e all’odore di mosto che si spande fuori dalla cantina, e recito:
“La nebbia agli irti colli
piovigginando sale
e sotto…..”
Non un’esitazione nè una pausa sbagliata, le parole escono sicure dalla mia bocca e nel cuore aumenta la speranza. Non sento il “brava” della maestra nè le esclamazioni di sorpresa delle compagne, vedo soltanto la copertina del libro che la maestra mi sta mettendo tra le mani. E’ bianca, il titolo è “Il piccolo tamburino” e raffigurato c’è proprio un bimbo con un tamburo a tracolla. E’ la cosa più desiderata che io abbia mai posseduta: UN LIBRO! tutto mio!
Scrollo i ricordi e torno al presente vero, quello di una signora di 60 anni e penso a quante altre copertine e titoli ho amato.
Ho letto in treno, in metropolitana, in tram, in autobus, mangiando, a letto, sul divano e anche camminando, col rischio di cadere e

di rompermi l’osso del collo.
Perchè scrivo? Perchè, dopo aver frequentato i mondi di tanti scrittori, provo il bisogno di conoscere e comunicare il mio.

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SCRIVO SE LEGGI E… NON SOLO

Salve amici, saremo tanti, pochi, o solo io?
Ho chiamato questo blog  SCRIVOSELEGGI perché, come quando si parla si ha bisogno di un interlocutore, scrivendo si avverte la necessità di qualcuno che condivida, contesti e soprattutto sia capace di fare una sincera critica costruttiva.

Ho cominciato a scrivere circa 5 anni fa.

Il mio primo libro, Le sette stanze del cuore, è stato un viaggio all’interno delle paure e delle sconfitte, ma, essendo ottimista, ho dato ai personaggi una seconda possibilità. Quel primo esperimento mi ha dato molte soddisfazioni, anche se sono consapevole che veniva dopo 40 anni di abbandono della penna e con i conseguenti limiti.
Il secondo libro, Sotto il velo del tempo, l’ho scritto in memoria di mio padre e a suo nome, raccogliendo 105 storie “buffe” dei tempi andati, molte delle quali riguardanti persone della nostra famiglia. E’ il libro della nostalgia e degli affetti.
Poi ho avuto la necessità di esprimere il mio pensiero riguardo a ciò che avviene nella società, in politica e nei media e che mi turba e disturba. É nato Il canto del pollo spennatoironico e credevo cattivo, ma la sequenza degli eventi reali dimostra che il mio sforzo descrittivo e critico è stato decisamente troppo morbido.
Dopo un momento triste per la mia famiglia ho avuto la necessità di distrarmi e di ridere per fuggire da attacchi di panico e pensieri angoscianti. Mi sono creata dei compagni con nomi improbabili e comportamenti al di fuori di qualsiasi schema. Ecco: Uichènne ar mare. Questi signori, undici più un cane, mi sono piaciuti, e sono piaciuti, ed ecco che li ho mandati a fare un week end a Roma. Ragazzi, fanno il disastro!
La tragicommedia va bene, però nel pentolone delle idee ci sono altre pagine serie che si mescolano cercando il loro “libro”.

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NEVE, GELO E TRAMONTANA, MA PASSATA E’ LA BEFANA

Non so che significato abbia sognare la neve, però stamani, quando mi sono affacciata e ho visto che sui tettucci delle macchine c’era un velo bianco, con presuntuosa soddisfazione mi sono detta: “Urca! Sono preveggente.”
E’ bastato poco però,  ben presto ho realizzato che, a furia di sentire previsioni che la promettevano, il mio subconscio, nel sonno, ha dato una concretezza onirica alla coltre bianca.
La neve è sempre bella; incanta vedere la meraviglia dei bambini di fronte a un mondo insolito e magico, il loro fare a pallate, costruire pupazzi di neve con una carota al posto del naso e gli scivoloni che fanno con slitte improvvisate.
Un mondo innevato ci fa pensare e desiderare case piene di colori, calore e affetti, case in cui non manca niente e c’è armonia. Poi mi invadono pensieri meno allegri, di quelli che fanno pensare a coloro che casa non ce l’hanno, ma li sposto momentaneamente in un piccolo angolo della mente e li ritroverò quando sarò da sola e il mio pensiero non apparirà un discorso qualunque.
Bella è la neve, ma fredda come il cuore di chi non sa vedere oltre.

 

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COME AGGIUSTARE UNA TESTA?

Credo che la vanità sia l’ultimo dei miei limiti. Vedendo che i panni mi stavano sempre più stretti, che gli anni aumentavano e i chili pure, per qualche anno ho evitato di specchiarmi e dicendolo non esagero. Mi sono pettinata senza guardarmi, in bagno lo specchio per me era trasparente e quando andavo dalla parrucchiera leggevo un giornale mentre lei lavorava. Poi, un giorno, giocando con mio nipote sono stata costretta, per un suo gioco, a specchiarmi.
Niente è l’urlo di Munch rispetto all’angoscia che ho provato vedendo davanti a me quella signora grassa, vecchiotta e con i capelli tagliati in modo a dir poco sperimentale.
Mi sono detta:
“Coraggio, lascia la tastiera ed esci. Se tu non ti sei vista per anni, gli altri a questa metamorfosi sono ormai abituati; va’ e fatti fare un taglio decente. Ho cambiato 3 parrucchiere. La mia richiesta è stata per tutte: un taglio semicorto, scalato, con frangetta. Ditemi, ho chiesto troppo?
Morale della storia, sto invocando un veloce scorrere del tempo per poi trovare una 4ª parrucchiera che mi renda quasi umana.
Deciso, magari una parrucca potrebbe risolvere….

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BUON ANNO IN RITARDO, MA COL CUORE

Le feste sono finite, resta soltanto il ricordo, già sfocato, della compagnia di amici e persone care con cui abbiamo condiviso una microscopica frazione della nostra vita. Nessun rimpianto però, sono momenti che ci hanno arricchito. Ok, c’è sempre il rompiballe di turno, ma, a pensarci bene, si tratta di persone con problemi, che, per avere un minimo di soddisfazione e farsi notare, sanno solo… rompere!
A chi crede e a chi no, l’amore e la condivisione hanno fatto bene all’anima o… chiamiamola come ci pare.
Con rassegnazione noto che i politici storici, col nuovo anno non hanno cambiato pelle, sono sempre uguali a se stessi e i nuovi arrivati hanno avuto un’abilità pazzesca nel mimetizzarsi in mezzo a loro.
Non mi illudo che da loro venga una qualsiasi salvezza per noi Italiani, dico soltanto: “Meno male che il destino ha detto che non dovevo avere figli!” Almeno so che non ci saranno quando giocheremo a “Tutti giù per terra!
Fuori il cielo è grigio e piove da ieri sera, un  martello pneumatico insiste nel palazzo a fianco dalle 7,30 di stamani e mi dico che sono fortunata, perchè posso vedere il susseguirsi delle stagioni e ascoltare i rumori più o meno piacevoli della vita che mi ruota intorno.
Buon anno bella gente.

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