Archivi del mese: novembre 2013

ASPETTANDO DOMANI

Tanti domani temuti e sofferti sono diventati dei…ieri…e ne ho perso il conto e il ricordo.
Sarebbe bello parlare di cose allegre, scherzare e dire barzellette, ma non ne ho voglia, il mondo non me lo concede.
A volte mi domando: “Perché gli avvenimenti tremendi e tragici che avvengono, ma non mi sfiorano, mi causano tanta tristezza? Perché il dolore di altri diventa il mio dolore? Perché non si riesce a dare “pace” a questa terra martoriata?
Ho l’impressione che l’essere umano sia come un cane impazzito, che gira continuamente su se stesso con la speranza di riuscire a mordersi la coda.
Persa la dignità, il rispetto per sé, per il prossimo e per l’ambiente, l’uomo comincia ad aver paura perché non sa più gestire ciò che ha plasmato, modificato e corrotto.
Nessuno vuole tornare indietro, è normale!
Nessuno vuole rinunciare a niente, è umano!
Nessuno pensa che, non tornando indietro di qualche passo e non rinunciando a qualcosa, si può arrivare al punto di non ritorno.
Se ciò avverrà dovremo rinunciare a tutto e ricominciare da capo.
Sarà un male?
Abitudini consolidate, benessere e comodità lasceranno il posto alla riscoperta della nostra essenza vitale costituita non dall’avere, ma dall’essere.
Ci sono dei cicli che l’uomo attraversa, ma ogni volta perde la memoria e ripete gli stessi errori violentando la natura. Che succede? La natura si difende, un ciclo si chiude e ne comincia un altro che arriverà fino al successivo tentativo di autodistruzione da parte dell’uomo.
So che molte persone hanno fatto scongiuri riguardo al 21-12-2012.
E’ stato solo l’esaurimento del calendario Maya e quanto era in previsione non mi ha affatto preoccupata. Per rovinarci la vita bastiamo da soli, noi essere umani; non credevo e non credo che qualcuno, se ci ha osservati a sufficienza, verrà mai sulla terra per aiutarci a mettere le cose a posto. Sarebbe una guerra persa!
Se arrivassero per caso degli extraterrestri, il massimo dell’ospitalità che sapremmo dar loro sarebbe una bella vivisezione. …Non credo proprio che da altri mondi si prenderanno il disturbo di venire da noi per farci ritrovare il buon senso comune.
Con la convinzione che tutto potrebbe ancora cambiare e che magari un altro calendario possa un giorno svelarci altre false verità, chiudo, aspettando domani.

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LE STREGHE

LE STREGHE
Nel magico cerchio del bosco danzate
voi streghe maligne, di certo non fate.
ghignando rubate sogni ed amori,
sbiadendo speranze di mille colori.

Streghe del bosco, vi ho letto nel cuore,
non siete malvage, vi manca l’amore
smarrito su una riva, or son mille anni,
giovani i vostri volti e verdi gli anni.

Col vento venne allora un mago antico
era ladro d’amore e un finto amico.
Vi vedo ancor danzare tra le fronde,
ma tarda amore a tornar su quelle sponde.
Diana

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RESPIRANDO LA VITA

L’’odore di olio e trementina saturava la stanza, ma non mi importava. Poco più che adolescente mi perdevo dietro ai colori e, mentre le mani eseguivano la loro danza sulla tela, la mente volava.
Pensavo ai volti stanchi di mio padre e di mia madre, che la sera si ritiravano a casa curvi sotto il peso della giornata trascorsa, ai silenzi a tavola, alle essenziali parole scambiate, scarse e senza forza come il loro sentimento.
Dipingevano le mie mani ed io sognavo un futuro in cui i volti intorno a me apparivano sorridenti e rilassati, le parole meno brusche e le carezze non erano un evento.
Studiavo quasi con rabbia a sedici anni, una rabbia che voleva farmi uscire da un mondo chiuso e senza speranza, studiavo per capire come cambiare la mia vita e allontanarmi da un ambiente che consideravo una prigione.
China sui libri studiavo e sognavo di fronte alle tele.
Coerente con i miei progetti sono andata lontano.
Milano mi ha accolta tra le sue braccia di nebbia, mi ha dato un impiego e l’orgoglio dell’autosufficienza.
Poi gli anni hanno cominciato la loro frenetica corsa. Rari i sogni, mentre i colori sulle tele si facevano sempre più sbiaditi e la mia  schiena cominciava a curvarsi sulla scrivania alla quale lavoravo ormai da anni.
Con curiosità ho continuato a studiare ogni giorno, l’ho fatto per non disperdere ciò che avevo appreso e con l’urgenza di chi sente scorrere tra le sue dita, insieme agli anni, informazioni che teme di non riuscire a possedere.
Mi sono illusa di cambiare qualcosa intorno a me, parlando di onestà e collaborazione e l’ho fatto mentre la mia Patria piegava umiliata le ginocchia e il potere derideva i miei sogni.
Passati i sessanta guardo vecchie tele appese alle pareti e non mi arrendo. La forza fisica è scemata e i compiti che mi assegno sono ogni giorno meno pesanti, ma c’è un esercizio quotidiano al quale non mi sottraggo: trasferire storie e pensieri su “file” che difficilmente rileggerò, perché la mia mente guarda avanti e non vuole perdersi nel passato, fosse anche nell’i
dianastante precedente.
Scrivo con intima sofferenza di un mondo violento che scarica le sue frustrazioni colpendo a morte i deboli. Nonostante ciò un sogno m’è rimasto: donna è la speranza e donna è la tenacia.
Un mondo al femminile ci salverà.

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